hera innovation day

Hera Innovation Day: c’era anche la nostra startup Awhy!

Innovation Day,un banco di prova per le startup.

Startup significa molte cose: organizzazione temporanea, idee innovative, originalità, rapida evoluzione, alto rischio di fallimento…  Purtroppo non significa sempre stretta connessione con il mondo delle IT e crescita.

La crescita è possibile nel momento in cui queste piccole realtà tecnologiche si misurano con le cosiddette Big Corporations.

L’Innovation Day di Hera ha voluto fare questo: mettere alla prova le migliori startup del territorio e vedere cosa potessero proporre. Possibile outcomes: collaborazioni e partnerships.

Tra le migliori c’era anche Awhy.

Tredici in totale le startup emiliane incontrate dalla multiutility nella sala conferenze in via Diana a Ferrara: tredici realtà selezionate dal database di Aster, il consorzio regionale per l’innovazione. Lo scopo principale – secondo quanto espresso dall’Amministratore Delegato Stefano Venier intervenuto all’inizio dell’Innovation Day – era dunque creare un contatto diretto con le imprese innovative.

Il CEO ha inoltre sottolineato come il Gruppo faccia parte, ancora, di quella economia old, tradizionale. Una realtà non molto vicina al mondo digitale né come approccio, né come processi, né come mentalità. L’incontro è stato promosso – con la collaborazione di EmiliaRomagnaStartup (rete interamente dedicata alla creazione di imprese innovative), di Sipro, Innovami e Università di Ferrara –  per donare preziosa linfa vitale a cui attingere per rivitalizzare e, perché no, rinfrescare il modo di concepire le tecnologie all’interno del Gruppo.

Lo scopo dell’open innovation

Salvatore Molè, Direttore Innovazione Hera, ha definito come “complicati” i momenti di confronto tra grandi realtà come appunto Hera e il mondo startup. Differente struttura e differenti logiche di processi possono creare spaccature: l’Innovation Day ha voluto essere un primo passo per avvicinare questi due mondi.

L’ambizione della giornata inoltre era creare un confronto e capire in che modo le idee di queste startup possano cambiare una impresa come Hera assieme ad Hera stessa.

Con l’Innovation Day desideriamo sviluppare proficue relazioni tra il Gruppo Hera e le piccole realtà tecnologiche locali; abbiamo come obiettivo proprio l’avvicinare due mondi tra loro distanti. Da un lato puntiamo a rafforzare il nostro orientamento all’innovazione tecnologica; dall’altro vogliamo definire eventuali modalità di collaborazione, supporto e sviluppo congiunto con questo tessuto imprenditoriale del territorio. Il nostro auspicio è che anche i giovani imprenditori possano ricavare da questa giornata spunti e contatti importanti per migliorare i loro progetti.”

L’Hera Innovation Day rientra tra le iniziative che la funzione di Sviluppo e Innovazione Tecnologica: di recente trasferitasi a Ferrara, sta portando avanti proprio per supportare la nascita e/o la crescita di start up del territorio.

Un’altra volontà espressa era quella di mettere i componenti delle startup in condizione di interagire con problematiche reali all’interno del mondo del lavoro. Il contesto dell’Emilia Romagna è molto favorevole e fertile: è infatti la seconda regione d’Italia per numero di imprese innovative – 579 start up ossia  11% del totale italiano –  iscritte nel registro delle Camere di Commercio, superata dalla sola Lombardia, confermando così la propria vocazione all’innovazione.

Quali sono stati gli ambiti dell’Innovation Day? 

Diversi sono stati gli ambiti di interesse e di attività delle startup intervenute in due diversi momenti della mattinata:  software e hardware per la parte di processo; tecnologie brevettate per la selezione della materie plastiche in fase di smaltimento rifiuti; soluzioni per il monitoraggio, l’analisi e la gestione dei consumi; domotica. Awhy era tra le soluzioni saas che forniscono assistenza clienti di primo livello, l’unica a trattare la materia in modo automatico ed intelligente.


Alla fine di ogni pitch della durata di 7 minuti la possibilità da parte del pubblico di rivolgere alcune domande agli innovatori e  la possibilità di valutare, secondo alcuni criteri, l’idea di ogni startup.

Interessante la testimonianza di Matteo Pozzi  di Optit,  nata nel 2007 come spin-off accademico dell’Università di Bologna: la startup ha vissuto la collaborazione Hera come una sorta di periodo incubatore per crescere e misurarsi, risolvendo precise  problematiche e arrivando a configurarsi come azienda vera e propria.

Affidarsi ad una startup, ha  concluso Molè,  è stata  un’esperienza a tratti un po’ incosciente, tuttavia un percorso altamente percorribile che  può portare ad ottimi risultati. Questo a testimonianza di come la iniziale instabilità di una startup possa poi, assieme anche ad una buona collaborazione con una realtà importante, trasformarsi in una solida azienda.

Valentina Mangia

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